Ferragosto


Un’intensa e calda giornata passata in spiaggia tra i miei amici è quella appena trascorsa.
Non vivevo un periodo così allegro da molto tempo. Le amicizie servono a dare allegria, a stimolare le migliori qualità, a creare empatia.
Tutto ciò e anche di più vivo ogni volta che passo il tempo con i miei amici.
Una di loro mi ha portato e tutte mi accolgono sempre. Come i mariti accolgono il mio di marito.
Oggi abbiamo fatto il bagno, organizzato, preparato, mangiato attorno ad un tavolino, condiviso spazi ed esperienze.
Poi ci siamo buttati in giochi e scherzi, divertendoci come bambini.
Instancabili bambinoni, abbiamo riso di cose semplici, trascorrendo il pomeriggio tra gavettoni, secchiate d’acqua, giochi con la palla e tuffi.
E come ragazzini degli anni 80 abbiamo fatto merenda per poi metterci seduti a raccontare di noi, a fare foto ricordo, boccacce e via dicendo, ad ammirare il tramonto.
Salutarsi ripromettendoci di rivederci presto è stato quasi triste, la sera incombe ad agosto già alle 20 e devi rientrare alle tue faccende.
Che bel Ferragosto, prima di addormentarmi ho ancora un messaggio sul gruppo.
Grazie di accogliermi sempre

Maestra


Insegnare non mi è mai piaciuto.
Insegnare inteso come mestiere di insegnante con scolari o alunni.
Ci sono tante forme di insegnamento che invece mi attirano:
Da studentessa aiutavo le mie compagne a studiare ragioneria e inglese.
Al lavoro insegnavo ad operare sul gestionale alle mie colleghe.
Mi veniva naturale accorrere ad un loro segnale Sos, senza rendermi conto che era un talento ed un’esigenza personale.

Oggi sono cosciente che mi piace e vorrei farne un secondo lavoro.
Prima ho bisogno di formarmi.
Aprirà una scuola di counseling e voglio andare all’inaugurazione.
Ciò che ne percepirò, deciderà la mia scelta.

L’inquisizione in ufficio


Nel mio ufficio ormai è certa l’esistenza dell’inquisizione.
La centralinista, Maria la cattolica, perché è sempre alla messa non avendo l’energia sufficiente per vivere una vita propria, spia tutti e riferisce alla cassiera che applica le scomuniche come vuole, decidendo di interpretare a piacimento quanto scoperto e riferendolo all’amministratore.
Voglio un altro lavoro

Auguri a me


Mi rendo conto di avere una vita facile da sempre.
Sono circondata da persone che vogliono il mio bene.
Lavoro con la famiglia e ho una posizione di rispetto.
L’amore della mia vita mi ha dato sempre quello di cui ho bisogno e se a volte è stato esigente, è solo perché aveva paura di perdermi.
La sua famiglia mi copre di attenzioni ed è sempre a disposizione.
Grazie.

come comunicare agli altri i propri bisogni.


Non dire, non dire tutto, trattenersi, rinviare, avere paura di manifestarsi pienamente, dire di sì quando non si è del tutto convinti: è un tema che riguarda solo me?
Certe persone ne sembrano immuni: parlano senza peli sulla lingua. Si fanno strada, ottengono rispetto, ma spesso offendono o feriscono gli altri. Ma questo non è dire le cose, è sgomitare, è usare violenza. E poi, siamo sicuri che dicano davvero le cose importanti?
Se guardiamo in profondità, il problema non è dire o non dire. Ci sono circostanza in cui non dire è senz’altro la cosa migliore. Altre volte, se si vuol essere efficaci, occorre scegliere i tempi giusti, gli argomenti che hanno presa sull’interlocutore. Non basta dire ciò che ci passa per la mente. No, il problema non è dire o non dire o come dire. Il vero problema è la paura.
Se siamo spaventati, la nostra parola non è sincera. Non siamo sinceri nel dire si o no. Non siamo veri e integri neppure con noi stessi. Se siamo spaventati, se ci sentiamo come imputati di fronte ad un tribunale, cercheremo di pensare e dire ciò che può convincere la giuria ad assolverci. La verità passa in secondo piano.
Se siamo spaventati, non siamo in grado di amare: dobbiamo troppo badare a noi stessi per prenderci cura di altri. Se non amiamo, perdiamo contatto dalla corrente vitale che ci attraversa. Perdiamo forze, ci indeboliamo.
La vita comincia a finire quando non riusciamo più a dire le cose importanti… Se questo è vero, allora la nostra vita comincia a finire quando siamo ancora molto giovani, spesso già da bambini. Assumiamo un ruolo, un’identità che non è vera identità, ma identificazione, e recitiamo quel ruolo, quel personaggio nel teatro dell’esistenza.
È la nostra anima dove finisce? Dove finisce la nostra forza, vitalità, capacità di amare?
Possiamo risvegliarci da un sogno che non è il nostro? Possiamo vivere in modo pieno, totale, istante per istante, invece che dispiaciuti per il passato e preoccupati per il futuro? Possiamo vivere immersi nel presente, con tutto il nostro essere, in contatto con ciò che c’è, consapevoli della straordinaria bellezza che ci circonda?
Sì, è ovvio che possiamo. Come un gatto può fare il gatto ed essere un gatto, così noi possiamo essere chi veramente siamo: liberi e creatori.
Cominciamo da subito, da un piccolo passo a portata di tutti. Un foglio bianco, una penna: cominciamo a scrivere ciò che non abbiamo detto in questi giorni, e che sarebbe stato importante dire. Manteniamo vigile l’attenzione su questo tema: lasciamo che questa pratica diventi un’abitudine. Al posto della vecchia: di non dire o dire a metà o dire male.

Ruud Gullit


«La cosa più importante e significativa della mia vita – ha osservato l’ex campione olandese – è stato l’incontro con Nelson Mandela. Era un uomo generoso e carismatico che ha influenzato il mondo intero. Da lui ho imparato l’umiltà e la capacità di perdonare. Mi ha insegnato che non si può avere simpatia per tutti ma bisogna avere sempre rispetto».

Pesce in guazzetto

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Dal pescivendolo fatevi tagliare un palombo, una coda di rospo e una decina di grosse triglie fatte a filetti.
Aggiungete mezzo chilo di gamberetti e di seppie a cui fate togliere il carapace nel primo e il becco nel secondo.
Per ultime 500g di vongole.
Potete fare anche da soli, ma vi assicuro che il vostro pescivendolo di fiducia impiegherà un terzo del vostro tempo. 🙂

Mettete le vongole in un colino con il sale fino, immergetelo in un recipiente pieno d’acqua e lasciatele spurgare per 30 minuti.

In una capiente padella mettete olio d’oliva, prezzemolo e aglio tritati. Fate scaldare e versate le seppie tagliate a strisce larghe e i gamberetti. Salate e pepate.
Dopo 10 minuti bagnate con un bicchiere di vino e lasciate sfumare.
Versate 250 g di polpa di pomodoro, aggiustare con insaporitore per pesce, aggiungete la coda di rospo e il palombo. Lasciate cuocere a fuoco basso in modo che raggiunga lentamente il bollore e lo mantenga per 20 minuti.
Scolate le vongole dall’acqua e sciacquatele sotto l’acqua corrente e versatele nella pentola con il resto del pesce.
Dopo 15 minuti aggiungete prezzemolo fresco tritato, spegnete e portate in tavola con pane abbrustolito.

Gli occhi della luna


Questa bellissima canzone mi ha accompagnato negli ultimi minuti di defaticamento dopo la corsa di oggi.

Fantastica corsa.

Basta perfezionismo e ostruzionismo.
Vado e mi diverto!

Ho preparato una playlist con canzoni della durata di tre minuti, alternate alle suonerie del Ruggito del Coniglio di Radiodue della durata di un minuto.
Durante la musica ho corso e durante gli stacchetti ho camminato velocemente.
Mai stato cosi facile e divertente.