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L’ascensore panoramico in vetro e acciaio sale a strapiombo sulla gola. In cima svetta austero e imponente il Forte di Bard, il più grande monumento delle Alpi occidentali. Con i suoi 14.467 metri quadrati di superficie, 9.000 di tetto e 2.000 di cortili interni, questa roccaforte da record è uno dei simboli della Valle d’Aosta, insieme agli oltre 22 castelli e manieri che si possono visitare nella Regione, seguendo gli antichi percorsi dei cavalieri lungo la Dora Baltea oppure percorrendo un itinerario ad anello che da Aosta si snoda tra le strade di fondovalle. Per i valdostani la primavera va respirata: meglio dimenticare l’auto e muoversi in bicicletta.

Rocche, fortezze e manieri hanno scritto il passato di questa valle, avamposto strategico conteso da eserciti e soldati e passaggio obbligato verso i valichi alpini. Fuori dai centri abitati, i nobili del posto costruirono castelli e palazzi signorili che, come nidi d’aquila, dominavano su tutto il territorio. Una storia di gloria, miseria e rinascita è quella del Forte di Bard, scenario nei secoli di affascinanti battaglie. Prima fu raso al suolo dalle truppe napoleoniche, poi ricostruito e lasciato andare in rovina. Dopo anni di lavori, la roccaforte si è trasformata da baluardo militare a sede espositiva: 3000 metri di Museo delle Alpi accompagnano i visitatori in un viaggio virtuale nell’universo alpino, tra installazioni artistiche, giochi multimediali e proiezioni no stop. Ogni anno, un calendario ricco di appuntamenti ed esposizioni anche nello spazio espositivo del Forte:  dal 18 maggio va in scena Joan Mirò, Poème. In mostra, 192 opere tra dipinti, sculture, litografie, incisioni e ceramiche (fino al 1° novembre 2011). D’obbligo una sosta alla caffetteria firmata da Vico Magistretti, dal design molto minimal e poco montano, nella vecchia polveriera.

Da Bard si fa una deviazione (imboccando la SR 44 verso Gressoney-St-Jean) per una visita al Castel Savoia, dimora cara alla Regina Margherita. Tutt’altra atmosfera si respira in questo maniero da favola color grigio perla dove la regina trascorreva l’estate. Stile eclettico, progettato dall’architetto Stramucci (lo stesso delle decorazioni neobarocche di Palazzo Reale a Torino e del Quirinale a Roma). Si visitano gli appartamenti reali, con tappezzerie di lino e cotone, soffitti a cassettoni e boisereries.

Arroccato su una collina, ecco il maniero di Verrès, fiero esempio di architettura militare di proprietà della dinastia Challant. Il maniero, andato in rovina nel XIX secolo, è stato salvato da un gruppo di intellettuali piemontesi (che già si erano occupati della salvaguardia dei castelli di Issogne e Fénis). Un monumentale scalone in pietra collega i tre piani del castello: camini, volte e affreschi creano un’atmosfera d’altri tempi. Ogni anno, il castello ospita il Carnevale Storico verrezziese che rievoca, tra storia e leggenda, l’epopea della contessa Caterina di Challant.
É ancora uno Challant l’artefice di uno dei più bei castelli valdostani, il Castello di Issogne, a soli due chilometri di distanza da Verrés. Il priore George Challant sapeva il fatto suo quando nel 1480 lo fece costruire: esterno sobrio, quasi anonimo, perché i grandi tesori sono custoditi all’interno, dai camini ai soffitti a cassettoni, dalle preziose finiture agli affreschi nei saloni. Nel cortile, invece, si trova la celebre fontana del melograno, in ferro battuto.

Tra Chambave e Nus, in direzione Aosta, spuntano le mura merlate del castello più visitato della regione, il Castello di Fénis, vera icona medioevale. Non si contano più le volte in cui fu ricostruito e riconverito da castello a casa colonica, ma il risultato resta di grande fascino Si accede al maniero attraverso la torre quadrata e si arriva nel cortile interno: da non perdere l’affresco di S. Giorgio che uccide il drago. Al pianterreno, ci sono le sale d’armi, la dispensa, la cucina, le studio e l’esattoria; mentre al primo piano, la cappella e le camere dei conti.

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