Cercas su Aristotele

“… una menzogna può essere o non essere una falsità, ma è sempre intenzionale, mentre una falsità può essere o non essere una menzogna, e quindi non sempre è intenzionale …” afferma Javier Cercas nell’articolo “La sfida della poesia al potere”, gentilmente suggerito da Paolo Fai, che ringrazio.

La distinzione di Cercas tra “falsità” e “menzogna” può essere o non essere (per continuare il gioco espressivo tanto caro a diversi scrittori spagnoli) esatta, secondo me: dipende da cosa intendiamo per “falsità”, un concetto complesso nel quale possiamo riscontrare un segmento semantico di corrispondenza con “menzogna”.
Se escludiamo questo segmento la “falsità” è una serie di menzogne, è il ripetersi di azioni, di affermazioni, di notizie che non corrispondono al vero.

La menzogna può essere la risposta a una situazione contingente; la falsità, secondo il mio punto di vista, è un vizio mentale che si traduce nella reiterazione di un comportamento menzognero: il falso quasi sempre mente; il mendace non sempre è falso.
Non è un caso, infatti, che “falsità” sia ritenuto sinonimo di “ipocrisia”(anche nella lingua di Cercas), ma non di “menzogna”.

” … Aristotele affermava che non esiste una sola verità bensì due: la verità della storia e la verità della poesia, come lui chiamava ciò che noi chiamiamo letteratura. Sono due verità opposte: la verità della storia è una verità dei fatti, concreta, particolare, una verità che cerca di fissare quanto accaduto a determinate persone in un determinato momento e luogo; al contrario, la verità della letteratura è una verità morale, astratta, universale, una verità che cerca di fissare ciò che accade a tutti gli uomini in qualsiasi momento e luogo …” (J. Cercas).

Penso che gli storici non si limitino a cercare di “fissare quanto è accaduto a determinate persone in un determinato momento e luogo”, ma che manifestino, più o meno espressamente, la loro personale interpretazione dei fatti e l’analisi delle cause scatenanti, delle conseguenze, dei comportamenti assunti dai protagonisti dei fatti stessi.
Ne consegue che una qualsiasi chiave di lettura, per quanto obiettiva e distaccata, altera inevitabilmente la “verità” e la sua concretezza, almeno in parte.

Ines Desideri

http://www.corriere.it

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