La gloria di colui che tutto moveper l’universo penetra, e risplendein una parte più e meno altrove.6       Nel ciel che più de la sua luce prendefu’ io, e vidi cose che ridirené sa né può chi di là sù discende;9       perché appressando sé al suo disire,nostro intelletto si profonda tanto,che dietro la memoria non può ire.12       Veramente quant’io del regno santone la mia mente potei far tesoro,sarà ora materia del mio canto.15       O buono Appollo, a l’ultimo lavorofammi del tuo valor sì fatto vaso,come dimandi a dar l’amato alloro.18       Infino a qui l’un giogo di Parnasoassai mi fu; ma or con amenduem’è uopo intrar ne l’aringo rimaso.

Annunci