«Uomini, vorrei cogliere questa opportunità per farvi un invito formale. La parità di genere è anche un problema vostro. Perché fino a oggi ho visto il ruolo in famiglia di mio padre considerato meno importante dalla società, nonostante da piccola avessi bisogno della sua presenza tanto quanto quella di mia madre. Ho visto giovani uomini affetti da malattie mentali, incapaci di chiedere aiuto per paura di apparire meno “maschi”.

(…) Ho visto uomini resi fragili e insicuri dalla percezione distorta di cosa sia il successo maschile. Neanche gli uomini hanno i diritti della parità di genere. Non si parla molto spesso di come gli uomini siano imprigionati negli stereotipi di genere che li riguardano, ma vedo che lo sono. E quando se ne saranno liberati, le cose cambieranno di conseguenza anche per le donne. Se gli uomini non devono essere aggressivi per essere accettati, le donne non si sentiranno in dovere di essere sottomesse. Se gli uomini non devono avere il controllo per sentirsi tali, le donne non dovranno essere controllate. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere sensibili. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere forti: è tempo di pensare al genere come uno spettro, e non come a due insiemi di valori opposti.

Se smettiamo di definirci l’un l’altro in base a cosa non siamo, e cominciamo a definire noi stessi in base a chi siamo, possiamo essere tutti più liberi. (…) Voglio che gli uomini prendano su di sé questo impegno, in modo che le loro sorelle, madri e figlie possano essere libere dai pregiudizi, ma anche perché ai loro figli sia permesso di essere vulnerabili e umani, rivendicando quelle parti di loro che hanno messo da parte e diventando così la versione più vera e completa di loro stessi.

Magari starete pensando: che vuole questa tipa di Harry Potter? E che cosa ci fa sul palco dell’ONU? Una buona domanda. Me la sono fatta anch’io. Non so se ho le qualifiche per essere qui. Tutto quello che so è che mi importa di questo problema e che voglio far sì che le cose migliorino. Avendo visto quello che ho visto e avendone l’opportunità, sento che dire qualcosa è una mia responsabilità. (…)

Nella mia agitazione per questo discorso, e nei miei momenti di insicurezza, mi sono fermamente detta: se non io, chi? Se non ora, quando? Se avete dei dubbi simili ai miei, quando vi si presentano delle occasioni, spero che queste parole vi siano d’aiuto. (…) Se credete nella parità, potreste essere voi uno di quei femministi involontari di cui ho parlato prima. E per questo, mi complimento con voi».

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